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Pink Floyd a Pompei: il rock leggendario alle falde del Vesuvio

pink-floyd

Ottobre 1971: arrivano i Pink Floyd a Pompei, ovvero David Gilmour, Roger Waters, Nick Mason e Rick Wright.

Dall’incontro tra la leggendaria formazione rock ed il più celebre sito archeologico al mondo scaturirà “Pink Floyd: live at Pompeii”, film documentario destinato a rimanere nella storia vesuviana e mondiale. 

Il live nasce dall’idea di Adrian Maben che, visitando l’Anfitetro di Pompei, rimane affascinato dalla magia e dalla storia del luogo e pensa subito al gruppo rock. I Pink Floyd a Pompei, con le proprie alchimie musicali, avrebbero potuto creare qualcosa di unico. 

Contatta l’entourage dei Pink Floyd che approvano l’idea: il progetto può partire! L’organizzazione è imponente e complessa ma Maben, con l’aiuto del professor Ugo Carputi dell’Università di Napoli, riesce ad ottenere i permessi per girare il live dal sito archeologico. 

Il regista concepisce il live come esibizione senza pubblico, anche al fine di conservare intatta la magia incredibile del Teatro pompeiano. 

I Pink Floyd a Pompei eseguirono il tutto dal vivo, senza ausilio di playback. Il gruppo inglese volle che il suono risultasse eccellente come per i lavori in studio e pertanto l’operazione richiese una grande macchina organizzativa e logistica per il trasporto delle attrezzature di studio della band.  

pink floyd pompei

Arrivati a Pompei, i Pink Floyd  ed il loro entourage dovettero fare i conti con la scarsa mole di elettricità rispetto alle esigenze di strumentazione. Il problema fu risolto assicurandosi l’energia attraverso un lungo cavo che dal municipio di Pompei fu fatto arrivare agli Scavi attraversando la città; questo espediente resta ancora una delle curiosità e dei ricordi cittadini legati all’evento. Questo inconveniente ridusse da sei a quattro, dal 4 al 7 ottobre 1971, le giornate di lavoro per tutta la troupe.
Per questo il materiale risultò scarso per il montaggio finale e fu integrato nello studio cinematografico Europasonor di Parigi nel dicembre del 1971. Il tutto fu poi montato con sequenze girate tra Pozzuoli e Pompei al fine di lasciare intatte le atmosfere ricercate. Per preservare l’ambientazione alla base del film, le sessioni parigine furono poi montate con spezzoni delle sequenze girate a Pozzuoli oltre che con materiale fornito dalla Soprintendenza.  

A Pompei la band eseguì “Echoes” e “One of these days” dall’album “Meddle” del 1971 e “A saucerful of secrets” dall’omonimo album del 1968. A Parigi furono aggiunte “Careful with that axe, Eugene”, “Set the controls for the heart of the Sun” e “Mademoiselle Nobs (Seamus)” mai suonate a Pompei. 

Il film fu presentato nel giugno del 1972  in occasione dell’’Edimburgh Film Festival. Maben anche dopo l’uscita rimase perplesso circa la durata, secondo lui esigua, del film. Per questo fece uscire in seguito una seconda versione integrata, grazie all’assenso della band, con registrazioni, effettuate durante le registrazioni presso gli studi di Abbey Road, del concept album che diventerà una delle pietre miliari della storia del rock: “The Dark Side of the Moon”.  

La nuova estesa versione del film uscì nell’agosto del 1974, intanto The Dark Side of the Moon era in testa a tutte le classifiche internazionali con la band ormai avviata ad una fama con pochi eguali. Questo oscurò in parte la nuova versione del live da Pompei che documentava una fase artistica del gruppo inglese superata dal capolavoro concepito ad Abbey Road. 

La magia della musica ipnotica dei Pink Floyd a Pompei si integrò alla perfezione con l’imponenza della storia raccontata dal Teatro con un risultato unico. 

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