ERCOLANOMIGLIO D'OROVESUVIANO

Quando Resina tornò ad essere Ercolano

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Secondo la leggenda riportata da Dionigi di Alicarnasso, Ercole il leggendario eroe del mito, fondò Herculaneum nel 1243 a.C. di ritorno da una delle sue mirabolanti imprese in penisola iberica, incantato dall’amenità di quell’area alle falde del Vesuvio. La città fiorita colta e ricca venne poi distrutta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. per ritornare secoli dopo alla luce e mostrare la sua storia ancora oggi.  Dopo l’eruzione, nell’area dell’antica Herculaneum, la vita riprende ed un nuovo nucleo urbano si forma e si sviluppa nel tempo. Questo nucleo urbano segna però una importante differenza rispetto al passato: infatti inizia ad essere identificato con un nuovo nome. Nasce così Resina, la nuova cittadina sorta sul territorio dell’antica città di epoca romana.

L’origine del nome è alquanto incerta: taluni studiosi fanno risalire il nome dal termine “retincula” con il quale venivano indicate le reti dei pescatori vesuviani, altri dal nome di una nobile romana possidente una villa ad Herculaneum e alcuni dal nome del fiume che scorreva proprio nei pressi dell’antica città. Una ricostruzione più suggestiva vede il nome Resina come anagramma del termine sirena, mitica figura che  fino al 1969 presenzia sullo stemma del Comune di Resina.

Proprio il 1969 è l’anno che segna un cambiamento importante per la storia del comune alle falde del Vesuvio. Il 12 gennaio infatti un decreto del Presidente della Repubblica Italiana sancisce il cambio del toponimo da Resina ad Ercolano. Un cambiamento epocale che segna il successo di un movimento d’opinione molto forte che, il 21 ottobre del 1967, aveva prodotto una delibera comunale per l’avvio del processo di mutamento del toponimo. Campione di quest’iniziativa fu il medico, ex calciatore medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1936 ed Assessore al Turismo ed allo Sport della città vesuviana, Alfonso Negro.

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Personaggio poliedrico, nel dopoguerra abbinò l’attività di medico ginecologo a quella di calciatore. Approdato all’Ercolanese, la società sportiva gli mise a disposizione un appartamento con vista sugli scavi archeologici e forse proprio il fascino di quel panorama, stimolò in lui l’idea di battersi per il ritorno all’antico toponimo. Lungimirante, appassionata e lucida, la sua requisitoria a favore del cambio di toponimo presso l’assise comunale presieduta dal Sindaco Francesco Scognamiglio, si conclude con le seguenti ed infine convincenti parole: 

“[…]Signor Sindaco, signori Consiglieri,rivendicare alla nostra città l’antico nome di Ercolano non è soltanto un vantaggio sociale ed economico, ma anche e soprattutto un atto di autentica giustizia verso quegli antichi nostri concittadini che furono i cavamonti, autentici pionieri delle nostre attuali maestranze che sono apprezzate in tutta la
Campania per intelligenza e laboriosità. Signor Sindaco, signori Consiglieri, il libro che vi è stato presentato in condensato, scritto da Joseph Deiss così conclude: “Ercolano è il più flagrante esempio mondiale nel campo archeologico di un lavoro lasciato a mezzo, sicché il disseppellimento di Ercolano, una delle più
ricche scoperte della storia, può dirsi appena cominciato. Allo stato attuale delle nostre conoscenze, in nessun ‘altra parte della nostra terra esiste un luogo pari a questo, in cui il tempo è suggellato in uno scrigno che attende di essere aperto” Siate voi con una decisione illuminata, giusta e previggente, i primi ad aprire questo scrigno favoloso in cui è conservato l’inestimabile tesoro del benessere e della serenità futura dei vostri figli e delle generazioni future
”. 

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Nella sua tesi Negro proponeva altresì la sostituzione nello stemma comunale della sirena Partenope con la figura di Ercole, adduceva una lucida analisi circa la non riconducibilità del nome Resina campeggiante sul tabellone della stazione della Circumvesuviana alla presenza dell’antica Herculaneum, offrendo una disquisizione completa e di grande lungimiranza anche dal punto di vista del turismo vesuviano in prospettiva futura. La sua proposta venne accolta entusiasticamente ed approvata all’unanimità dando così il via all’iter burocratico culminato poi nel decreto presidenziale del 1969.  Una storia che segna un momento di grande cambiamento per la città e per tutta l’area vesuviana, rappresentando un momento di grande attenzione per i suoi effetti sul turismo ercolanese e vesuviano.

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