MODI DI DIRE E TRADIZIONIRUBRICHE

“L’uocchie sicche so’ peggio d’e scuppettate”: significato del detto.

I modi dire racchiudono in se la tradizione, il folclore, gli usi, i costumi e la storia del luogo nei quali essi sono diffusi ed è noto quanto le terre situate all’ombra del vulcano costituiscano uno scrigno ricolmo di detti popolari di ogni tipo. La scelta è veramente ampia e non vi è situazione che non possa essere descritta o evidenziata con una esclamazione “sui generis” tipica delle città vesuviane. Fra i modi di dire più popolari maggiormente utilizzati in questa area troviamo  “L’uocchie sicche so’ peggio d”e scuppettate”!

Ma qual è il significato che si nasconde esattamente dietro questo modo di dire ?
Scopriamolo insieme!

“L’uocchie sicche sò peggio d’e scuppettate” dal punto di vista letterale significa “il malocchio è peggio dei colpi di fucili” ed in taluni casi viene aggiunto a fine espressione “e notte” (durante la notte), quasi a voler enfatizzare la gravità di quanto può accadere, in quanto è risaputo come di notte tutto sembra più tragico.

Tale locuzione tende ad esprimere la malasorte che può verificarsi in conseguenza dell’ invidia di qualcuno il quale, in maniera inconsapevole o no, condiziona l’agire di qualcun altro.

Di fatto si riconosce, secondo un comportamento superstizioso, una sorta di forza occulta insita nello sguardo di chi ci osserva con invidia, attraverso appunto “L’uocchie sicche”. Una forza che avrebbe addirittura la capacità di governare gli eventi al punto da arrecare un danno maggiore delle fucilate.

 Ma si sa! Il popolo meridionale in genere è tra i più ingegnosi al mondo ed è capace di trovare un rimedio in ogni occasione, anche se stiamo parlando del mondo dell’occulto.

Sono svariati, infatti, i rimedi preventivi contro il malocchio. Si parte dal semplice e famoso gesto delle corna fino ad arrivare al poco elegante grattarsi i genitali, passando per molti altri rituali come l’indossare cornetti di corallo ed amuleti vari, come ferri di cavallo, peperoncini rossi, collane d’aglio ed addirittura ricorrendo all’ aiuto divino attraverso l’uso di spille da balia, recante l’immagine di qualche santo, cucite su di un pezzo di stoffa e riposte sugli indumenti intimi dei bimbi.

Ma a completare il quandro degli antidoti all’ “uocchie sicche” una volta vi erano anche metodi più articolati.

Infatti quando si aveva il sospetto di essere “bersaglio” di un malocchio ci si recava presso la casa della più anziana del paese la quale dopo aver invocato l’aiuto di Dio, attraverso una poco comprensibile preghiera, versava tre gocce d’olio in una ciotola contenente dell’acqua. Se tali gocce si discioglievano stava a significare che “l’uocchie sicche” si erano dissolti, in caso contrario il rituale andava ripetuto nei giorni seguenti.

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