CINEMA E TEATRORUBRICHE

Massimo Troisi: il coraggio di essere “normali”

Il 19 febbraio del 1953 nasceva all’ombra del Vesuvio (precisamente a San Giorgio a Cremano) Massimo Troisi. Il figlio legittimo di Totò ed Eduardo che, rompendone gli schemi e mettendone insieme i pezzi, avrebbe rivoluzionato il cinema ed il teatro italiano, avvicinando di fatto due mondi apparentemente così distinti tra loro.

Attento narratore della realtà, spontaneo ed intelligente come pochi, attraverso i suoi capolavori cinematografici e teatrali, avrebbe in maniera rivoluzionaria sdoganato il concetto di napoletanità universale, spogliandola di quell’accezione caricaturale figlia dei luoghi comuni che fino a quel momento l’aveva accompagnata nell’immaginario collettivo.

Il suo atteggiamento svogliato che tendeva all'”essenziale” e la sua aria eternamente distratta e scanzonata, avrebbero rappresentato un marchio di fabbrica che lo avrebbe distinto da qualsiasi altro artista, rendendolo per tale motivo, incredibilmente speciale…perché incredibilmente normale!

massimo troisi

Sì, fu proprio così!
Massimo Troisi era ed è amato non per il suo essere fuori dal comune, non per il suo essere eroe. Anzi i suoi personaggi lasciavano trasparire tutte quelle caratteristiche tipiche dell’antieroe, sempre impreparato, non all’altezza delle situazioni, pigro ed in continua ricerca di risposte e di amore. Personaggi per l’appunto “normali” che più che fonte di ispirazione erano fonte di identificazione.

Lo spettatore si rifletteva nel suo personaggio perché in esso ne carpiva, attraverso quelle balbuzie e quella apparente timidezza, la semplicità dell’essere, dando così vita ad un processo di condivisione di quelle incertezze che da sempre ci affliggono e che (ahinoi) ancora oggi ci tormentano.

Il suo senso dell’ordinario e della normalità si rifletteva anche nella figura della donna protagonista dei suoi film, una donna determinata, forte, priva di inibizione ed indipendente, ideale incarnazione del concetto di quel femminismo affermatosi al tempo. Troisi di fatto smontò i canoni femminili della commedia italiana, pervenendo una volta per tutte al loro sconvolgimento, per dare luce alla messa in scena di una più naturale e normale quotidianità, molto più vicina alla realtà e al passo con i tempi, ma al tempo stesso mai scontata e banale.

Massimo Troisi assoggettò al mondo dell’esser naturale ed ordinario anche il linguaggio cinematografico che, con l’uso frequente del dialetto, avrebbe subito una vera e propria rivoluzione.
Indimenticabili sono le sue dichiarazioni rilasciate in occasione di una delle sue tante interviste, quando interrogato proprio sulla questione della lingua, dichiarò che lui di fatto pensava in napoletano ed addirittura di sentirsi falso quando parlava italiano.
Per Troisi l’immediatezza e l’efficacia della comunicazione era da ricercarsi, non tanto nell’espressione, ma bensì nella musicalità della parola tipica della lingua napoletana.

Grazie alla complicità di un linguaggio semplice, “normale” e poco forbito, accompagnato da un tono della voce quasi annoiato, lo spettatore dimenticava di essere innanzi al frutto di una ripresa cinematografica, di uno spettacolo teatrale o un’intervista, ma pensava piuttosto di conoscere Massimo da molto tempo o, molto più semplicemente, di stare a chiacchierare con lui restandone inevitabilmente affascinato ed innamorandosene.

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