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Boscotrecase e l’eruzione del 1906

La città di Boscotrecase (in napoletano Vuoschetreccàse ) rappresenta una delle più caratteristiche realtà cittadine situate alle falde del Vesuvio.

La sua storia pertanto, così come e’ avvenuto per buona parte dei paesi localizzati ai piedi del vulcano, si intreccia inevitabilmente con i racconti dei diversi fenomeni eruttivi e sismici che nel corso dei secoli si sono succeduti nell’area vesuviana.

In particolare ad oggi è ancora vivo nella memoria storica della popolazione locale il ricordo dell’eruzione del 1906.

Il XX secolo, infatti, non iniziò per la gente di Boscotrecase nel migliore dei modi. Era trascorso poco più di un decennio dall’ultimo risveglio del Vesuvio , quando verso la fine del mese di marzo iniziarono i primi segnali di quella che sarebbe passata alla storia come una delle eruzioni vesuviane più intense.

Siamo al mattino del 6 aprile.
Diverse bocche eruttive si sono già aperte ed il Vesuvio sta per entrare nella sua fase parossistica. La colata lavica è ormai giunta a monte dei paesini dividendosi in due grossi fiumi infuocati, dei quali uno si dirige verso il quartiere Oratorio mentre il secondo si avvia inesorabile verso il quartiere Casavitelli.

Questo, ormai da tutti considerato senza speranza, inaspettatamente ne esce indenne! Si salva grazie ad una grande vallata, conosciuto come Vallone Izzo, presente nelle immediate vicinanze del centro abitato nella quale la lava si incanala e si arresta .
Accade cosi’ che l’eruzione del 1906 risparmia l’intero quartiere Annunziatella.
Meno speranza in un simile epilogo il popolo ripone per il rione Oratorio. La lava infatti per l’intera nottata e la seguente mattinata avanza senza soluzione di continuità ma inaspettatamente, quasi come guidata da una mano divina, si arresta in una cava di pietra lavica quando ormai sono le 12 in punto.

Il popolo, pervaso ormai da ogni senso di angoscia e sconcerto, attraverso una lunga processione conduce incontro al fiume di lava la statua di Sant’Anna.
Questo disperato e speranzoso corteo è descritto in maniera dettagliata e realistica da Matilde Serao in “Sterminator Vesevo”, scritto che rappresenta una delle maggiori testimonianze storiche dell’eruzione del 1906.

L’ arresto della lava fa sussultare per la gioia la popolazione e così, la statua di Sant’Anna, rientra in Boscotrecase portata in vittoriosa processione.
(Ne parliamo anche nel nostro articolo sul culto di Sant’Anna nel vesuviano)

Ma la forza della natura, l’imponenza del vulcano non sono domi.
Passa qualche ora, infatti, che la lava ricomincia il suo funesto percorso, distrugge poche case coloniche e qualche palazzo ed infine giunge alla parrocchia di Sant’Anna.

Sembra quasi una regolazione di conti tra la natura e la Santa, tra la forza della terra e la sacralita’. La lava circonda il sacro edificio invadendone la cripta e valicandone il vestibolo d’ingresso per diversi metri.
Dopo aver segnato con il suo passaggio la parrocchia di Sant’Anna il fiume di fuoco continua il suo incedere verso Torre Annunziata alle cui porte si arresta definitivamente.

eruzione 1906

Nonostante l’accaduto tutto il resto della città dei Boschesi ne esce praticamente illeso.

Arriviamo così al 15 Aprile, giorno di Pasqua.  La statua di Sant’ Anna viene  portata in processione nuovamente per le vie del paese: non c’è più pericolo! Il Vesuvio ha placato la sua ira. Ora il frastuono e la colonna di fumo hanno lasciato spazio al silenzio ed alla serenita’ del cielo.

Le perdite ufficiali registrate ammontano a tre. Resta alla fine la sensazione di grande sollievo e gratitudine verso la santa nell’animo degli abitanti di Boscotrecase ed una strada del quartiere Oratorio intitolata agli uomini dell’VIII Reggimento Fanteria, intervenuti  in soccorso alla popolazione.

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