PIANA DEL SARNOPOMPEIVESUVIANO

Bartolo Longo e la nuova Pompei

Quando Papa Giovanni Paolo II sancì la beatificazione di Bartolo Longo, il 26 ottobre 1980,  volle definirlo “uomo della Madonna”. Nella stessa omelia di beatificazione il Papa aggiungeva: “…per amore di Maria divenne scrittore, apostolo del Vangelo, propagatore del Rosario, fondatore del celebre santuario in mezzo ad enormi difficoltà ed avversità; per amore di Maria creò istituti di carità, divenne questuante per i figli dei poveri, trasformò Pompei in una vivente cittadella di bontà umana e cristiana”.

Il Beato Bartolo Longo è oggi una delle icone della città di Pompei. Il suo percorso umano, sia laico che spirituale, è a tutti gli effetti una pietra miliare nella storia moderna della città alle falde del Vesuvio.

bartolo longo

Bartolo Longo nasce a Latiano in provincia di Brindisi nel 1841 da una famiglia agiata e culturalmente di buon livello. Passa per il collegio dei Padri Scolopi da piccolissimo per completare il suo percorso di studi con il titolo accademico in giurisprudenza conseguito a Napoli nel 1864. L’ambiente accademico napoletano, pervaso allora da un forte e convinto anticlericalismo e antispiritualismo che aveva simboli importanti in professori come Luigi Settembrini, segnò molto il suo percorso. Sulla scia di queste influenze il giovane Bartolo si avvicinò persino ai movimenti spiritisti e finanche satanisti.  Questo periodo lo segnò nel fisico e nella mente ma, giunto allo stremo delle risorse psicofisiche, l’incontro con il Padre domenicano Radente lo risollevò. Il Padre, avvicinatolo all’Ordine Domenicano, gli spianò così la via verso un nuovo percorso improntato sulla figura e sulla mistica della Madonna del Rosario, culto antico e ben radicato proprio nell’Ordine. La nuova vita del giovane Bartolo riparte dal suo paese natale e da una costante e convinta opera di attenzione verso i bisognosi. Tornato poi a Napoli fa l’incontro che propizierà l’inizio del legame con la città di Pompei. Conosce la contessa Marianna Farnararo De Fusco, anch’ella molto attiva nell’assistenza alle fasce più deboli della popolazione. La donna, vedova e possidente di diverse proprietà anche nell’area di Pompei, si legò al giovane eleggendolo ad amministratore dei suoi beni e precettore per i suoi figli nonché a compagno di avventura nelle sue opere caritatevoli. I due, uniti da una comunione di intenti e da un sodalizio spirituale molto forte, si unirono persino in matrimonio nel 1885, solo al fine di sedare le tante maldicenze che iniziarono a nascere sulla natura del loro rapporto.

La svolta per il giovane Bartolo avviene quando, per questioni legate alle proprietà della contessa, si reca a Pompei rimanendo colpito dal degrado sociale e morale  della popolazione oltre che dal degrado dell’antichissima chiesa del SS. Salvatore. Proprio in quei luoghi divenne a lui stesso chiara la vocazione di messaggero del Santo Rosario in quelle terre abbandonate e sofferenti. Cominciò così la sua sfida spirituale e pratica, per supportare simbolicamente la quale scelse di portare, nel 1875, a Pompei un vecchio e deteriorato quadro della Madonna, casualmente recuperato dal Conservatorio del Rosario di Portamedina a Napoli. Era solo il primo passo per la ricostruzione della città e per l’edificazione di un nuovo luogo di culto che potesse raccogliere e dare impulso ad un nuovo corso morale e spirituale della città alle falde del Vesuvio. L’opera di divulgazione del Rosario e del culto mariano così cominciata proseguì incessante e coinvolgente. Egli stesso scrisse numerosi testi e preghiere e riuscì a fondare nel 1884 un periodico, “Il Rosario e la Nuova Pompei”, ancora oggi stampato e distribuito in tutto il mondo. Nel 1891 vide la luce la nuova chiesa. Scrive la Supplica alla Madonna di Pompei, pratica devozionale da lui istituita nel 1876 e oggi celebrata in tutto il mondo. L’impegno sociale, spirituale, pratico di Bartolo Longo si fa sempre più intenso riuscendo a coinvolgere e recuperare tanti tra gli ultimi della società grazie alle diverse opere caritatevoli e sociali fondate.

Quando nel maggio 1901 viene inaugurata la facciata del nuovo Santuario della Madonna di Pompei, la città è già meta prediletta di numerosi pellegrini. Bartolo Longo, intuendo una futura sempre più ampia vocazione per l’accoglienza e per un flusso turistico basato sulla fede per la Vergine, mostra allora una lungimiranza ed un’ampiezza di vedute straordinarie e stimola lo sviluppo di tutta una serie di servizi utili all’accoglienza. Dona finanche un terreno per la costruzione della ferrovia e di una piazza antistante ad essa. La morte della contessa De Fusco nel 1924 e la successiva perdita di ogni proprietà e bene derivante da questo duraturo e profondo legame ad opera degli eredi della donna, aprirono un periodo difficile per l’infaticabile Bartolo Longo che però trovò nell’amore e nella riconoscenza della sua Pompei il rifugio per resistere a tali avversità. Il 5 ottobre del 1926 Bartolo Longo muore assistito e confortato dal medico Santo e amico degli ultimi anni, Giuseppe Moscati. Il 26 ottobre del 1980, dopo un lunghissimo processo di beatificazione, viene riconosciuto Beato da Papa Giovanni Paolo II. La figura del Beato Bartolo Longo è di fondamentale importanza per la città di Pompei e per l’area vesuviana tutta sotto molteplici aspetti. La rinascita morale di una comunità, l’attenzione verso gli ultimi della società e l’esempio morale, la lungimiranza rispetto alla vocazione turistica della città mariana sono tutti fattori che dimostrano la poliedricità e la grandezza di questa grande personalità, da qualsiasi punto di vista lo si voglia osservare. 

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