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La Silva Mala, un bosco alle falde del Vesuvio

La Silva Mala, o Sylva Mala che si voglia, era una vasta area boschiva che si estendeva laddove oggi sorgono i comuni di Trecase, Boscoreale, Boscotrecase e Terzigno. Causa di questo vasto bosco fu l’eruzione del 79 dC, che dapprima modificò la valle del Sarno e poi comportò un ristagno di acqua nella zona ai piedi del Vesuvio dovuta all’innalzamento fluviale. L’acqua insieme alla coltre di cenere depositata dall’eruzione, diede vita ad una potente azione fertilizzante che rese possibile un così vasto e fitto bosco.

La Silva Mala fu luogo noto e frequentato dagli appassionati di caccia già ai tempi dei Romani e continuò tale utlizzo come riserva di caccia anche nel periodo Angioino, quando Carlo I d’Angiò organizzava in quella boscaglia le sue battute di caccia. In quel tempo la Silva Mala era proprietà condivisa tra l’arcivescovo di Napoli e il Regno.

silva mala

Nel 300 Roberto d’Angiò cedette il versante costiero della Silva Mala a tre monasteri femminili napoletani: S. Chiara, S. Maria Egiziaca e S. Maria Maddalena di Napoli. Da essi nacque il nome “Trecase”. Questo passaggio di consegne avvenne affinchè quell’area fosse disboscata e resa abitabile in modo che potesse attenuarsi il fenomeno del brigantaggio che in quel luogo godeva del proprio rifugio.
Il disboscamento dal un lato e l’incremento di proprietà dal versante di Torre Annunziata, resero veloce quel processo che nel 600 comportò nascita e sviluppo degli attuali abitati di Trecase, Boscotrecase e Boscoreale, nomi che platealmente giustificano l’area nella quale presero vita.

Attualmente quel bosco non è più esistente, anche se a ridosso di quei comuni c’è comunque l’inizio dell’area verde e delle pinete che pian piano risalgono il Vesuvio.
Più che per la caccia, ormai non più praticata, la zona è famosa per la produzione di vino e di prodotti locali, come il noto Lacryma Christi giusto per citarne uno.

silva mala

Altra attrattiva della zona, però poco sfruttata e anche purtroppo non tenuta benissimo, è il trekking. Diversi percorsi del Parco Nazionale partono proprio in questa zona e a piedi, in bici o anche a cavallo è possibile coglierne la bellezza e l’unicità del paesaggio.

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