Mo vene Natale nun tengo denare me fumo na pippa e me vaco a cuccà

Non si può dire che è realmente Natale se almeno una volta, ogni vesuviano che si possa definire tale, non intona questa famosissima conosciutissima canzoncina.
La traduzione del testo è: “Ora arriva il Natale, non ho soldi, fumo una pipa e vado a dormire”

Ma quali sono le origini di questo notissimo ritornello?
Scopriamolo insieme!

Si tratta in effetti di una “poesia” dalle origini assai antiche e della quale non si conosce l’autore. In realtà questo motivetto dal significato ironico e allo stesso tempo malinconico non e’ altro che un frammento di un’ antica filastrocca che si pensa abbia origini sicule. Deriverebbe da “Mo’ vene Natale e u ttegnu dinari; mi pigghiu a pippa e mi mindu a fumari!”.

Essa era cantata in tempi lontani da  quei vecchietti che vivevano in una forte povertà, ma che nonostante cio’ affrontavano la vita con leggerezza ed ironia e riuscuvano ad essere  felici anche in occasione del Santo Natale, momento nel quale maggiormente era accentuata la differenza tra i ricchi ed i poveri. Quelle persone pertanto nell’ intonare tale canzone si mostravano cosi’ a loro modo ricche, ricche non di beni materiali ma di spirito e d’animo.

mo vene natale

Se ci fermassimo a riflettere per un istante in effetti capiremmo quanto questa cantilena antica sia quantomai attuale.

In effetti sono sempre di piu’ quelle persone che oggi non hanno molta disponibilità in tasca per fare i regali a Natale o per regale una cena opulenta alla propria famiglia.
In generale anche chi non se la passa malissimo, con la crisi che ormai perdura da anni, bada molto a risparmiare, cercando in qualche modo di non spendere troppo e magari mettere da parte per futuri momenti difficili.

Questa canzone negli anni e’ entrata a far parte della cultura napoletana al punto tale che in seguito e’ diventata parte di una famosa canzone dell’indimenticabile Renato Carosone, il quale insieme ai suoi parolieri hanno convenzionato intorno a questa filastrocca un testo musicale lanciato nel lontano 1959.

Sono passati secoli ma ancora oggi all’ombra del Vesuvio si può ascoltare qualcuno intonare questa canzone, diventata di fatto famosissima ed entrata a pieno diritto nel linguaggio popolare.

 Di seguito il il testo della canzone:

“Mo vene Natale
nun tengo denare
me leggio ‘o giurnale
e me vaco a cuccà.
Mo’ vene Natale
nun tengo denare
me leggio ‘o giurnale
e me vaco a cuccà.

Mamma, mamma
e damme n’a mano
ca doppo dimane fernesce ‘a semmana
e nun saccio che fa, e nun saccio che fa.

Mo’ vene Natale
nun tengo denare
me leggio ‘o giurnale
e me cavo a cuccà.
Mo’ vene Natale
nun tengo denare
me leggio ‘o giurnale
e me vaco a cuccà.

E me vaco a cuccà,
e me vaco a cuccà”.

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Una risposta

  1. Robo ha detto:

    Mo vene Natale non tengo denari me fumo ma pippa e me vaco a cucca. A mezzanotte sparano e botte , me metto o cazone e vaco a vede. Scusate ma non so scrivere il napoletano. Questo cantava mio nonno

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