Cantieri Navali Palomba, storia, eccellenza e tradizione

Intensa e interessante intervista a Giuseppe Borriello, nipote della famiglia Palomba e titolare del cantiere Palomba. Dal San Giuseppe Due all’imbarcazione di Lucio Dalla, ma anche coralline e pescherecci…una storica attività artigianale, simbolo della città torrese e della cantieristica italiana.

Buona lettura!

Wesuvio: A quanto risale la storia dei cantieri Palomba?
Giuseppe Borriello: I cantieri Palomba, intesi come attività, esistono dal 1847. Prima del dopoguerra non esisteva un vero e proprio cantiere così come lo vediamo e lo intendiamo oggi. Quando un Maestro d’Ascia aveva un progetto di costruzione/manutenzione si chiedeva alla capitaneria possibilità di avere uno spazio dove esercitare la professione. Dal dopoguerra, con la disposizione attuale, il cantiere ha iniziato l’attività dove lo troviamo ora.

cantiere palomba torre del greco
Antica sella in legno

W: Quali imbarcazioni importanti ricorda il cantiere?
GB: A parte il noto San Giuseppe Due che arrivò in Antartide. Da qui è passata la barca di Lucio Dalla e il “delfino” Bufeo Blanco, che fu sistemato per il festeggiamento dei suoi 50 anni. Poi tante imbarcazioni per la pesca oceanica del dopoguerra e un gran numero di coralline e imbarcazioni di diporto sia a vela che a motore

W: Aneddoto dei cantieri Palomba?
GB: Quella del Bufeo Blanco sicuramente è stata una commissione particolare. Avere qui una storica imbarcazione plurivincitrice di regate, che ti chiede un restyling al suo 50esimo anniversario, non può che essere stato un grande orgoglio per noi.

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W: Qualche personaggio importante ha fatto visita al cantiere?
GB: Tanti…Peppino di Capri ad esempio, ma anche tanti armatori di prestigio.

W: Come è cambiato il lavoro in cantiere negli anni?
GB: Non tantissimo. Nei Cantieri Palomba si adottano ancora molti attrezzi e strumentazioni tradizionali. Ad esempio c’è ancora la vecchia sella in legno al posto della gru.

W: Quanti giovani si avvicinano al mondo della cantieristica navale?
GB: Pochi, purtroppo. Il mondo del lavoro è cambiato e il suo cambiamento risulta essere poco adatto a chi porta avanti lavori per artigiani. Una volta c’era un percorso di apprendimento dei ragazzi all’interno del cantiere e una vera e propria assunzione avveniva a valle di tale percorso, dopo il quale si era davvero preparati. Ora invece ci sono costi e burocrazia da gestire sin da subito e gran parte dei ragazzi, pur avendo nozioni teoriche, sono ancora molto lontani da quello che poi avviene nella pratica.

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W: Come se la passano i Cantieri Palomba nel 2019?
GB: Non siamo negli anni d’oro, ma sicuramente abbiamo oltrepassato la brutta crisi di qualche anno fa. Al momento abbiamo iniziato un progetto con la Lega Navale di Torre del Greco per tirare e manutenere le loro imbarcazioni.

W: Il futuro dei Cantieri Palomba?
GB: La nautica è cambiata, una volta si lavorava molto con i pescherecci. Poi c’è stata la crisi e nel caso di Torre anche l’effetto di tanti armatori in fallimento, il che non ha migliorato le cose.
A parte la manutenzione e qualche lavoro di ammodernamento, ora la costruzione si è spostata lontana dal nostro paese, dove i costi sono molto più bassi dei nostri…la Turchia, giusto per fare un esempio.

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W: Cosa ti hanno tramandato le generazioni Palomba prima di te?
GB: Il lavoro in cantiere non è facile, è spesso massacrante e di difficili condizioni, quindi la prima dote di cui hai bisogno è sicuramente la passione. Io sono cresciuto fin da piccolo in questo cantiere e la passione mi è stata tramandata da subito. A 5 anni ho avuto la mia prima barca che ancora conservo, la quale ha un valore sicuramente affettivo ma anche storico, considerando la tipologia.

W: In giro sul web abbiamo letto un articolo sulla cantieristica navale che descriveva la figura del Maestro d’Ascia, definendolo “artista del legno”. Giuseppe, ad occhio e croce, considerata la tua giovane età, probabilmente sei il più giovane Maestro d’Ascia di Torre del Greco. Come si fa a diventare Maestro d’Ascia?
GB: Sì è vero, sono il più giovane Maestro d’Ascia torrese. Per diventarlo è necessario effettuare tirocinio in un cantiere per qualche anno, il che sicuramente non mi mancava, e poi sostenere un esame alla Capitaneria di Porto.

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W: Ora parliamo del fiore all’occhiello dei Cantieri Palomba, cioè la costruzione della San Giuseppe Due. Come si progetta e si da vita ad un’imbarcazione che ha l’obiettivo di lasciare il mar Mediterraneo e navigare fino in Antartide?
GB: Potrei dirvi qualcosa che mi hanno raccontato, ma preferisco che lo faccia mio nonno Giuseppe. Lui è ancora qui in cantiere ed ha vissuto quel momento da protagonista, dando vita al San Giuseppe Due alla fine degli anni 60.

A questo punto Giuseppe ci porta a conoscere suo nonno Giuseppe Palomba, storico Maestro d’Ascia torrese ed esperto conoscitore della navigazione. Col suo sorriso umile e ricco d’esperienza, nonno Peppe ci conduce su per la scaletta che giunge al suo piccolo ufficio. Ci sembra quasi di aver abbandonato la terra ferma e di essere nella cabina di un’imbarcazione…ricca di modellini, foto d’epoca e strumentazioni antiche.

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La nostra unica domanda è stata la stessa posta poco prima al nipote…”come si progetta e si da vita al San Giuseppe Due?”.
La risposta è stata intensa ed emozionante. Giuseppe Palomba ci ha parlato prima del San Giuseppe Due dicendo:

“Venne da noi un certo Ajmone Cat, figlio dello Stato Maggiore dell’Aeronautica. Uno di quelli che amano l’avventura e hanno le loro idee fisse e difficili da cambiare, tipico di un’educazione militare. Voleva raggiungere l’Antartide e aveva bisogno di un’imbarcazione adatta per navigare lungo l’oceano Atlantico e doppiare Capo Horn.”

Poi ha continuato raccontandoci di come hanno progettato e costruito questa barca…

“Un’ampia carena, un maggiore peso a poppa per la stabilità, una prua corazzata per il ghiaccio e per infrangere le onde. Era possibile chiudersi ermeticamente all’interno e manovrarla anche da lì, nel caso di intemperie. Era un’imbarcazione a vela dotata di motore utile in caso di necessità, ma non aveva tutte le strumentazioni attuali…navigava alla vecchia maniera, senza radar e senza GPS.”

Il discorso di Giuseppe Palomba è andato avanti per diversi minuti ed è stato difficile per noi porre altre domande, in quanto totalmente immersi in quella narrazione. Dopo averci raccontato l’avventura del San Giuseppe Due, gli inconvenienti della navigazione e la preoccupazione che in ogni caso vive chi costruisce una barca per avventure del genere, è passato alla storia della cantieristica torrese, del porto, dei progetti non realizzati, di quante cose si potrebbero fare e di tante altre storie relative alla cittadina sul mare, che di quel mare viveva e potrebbe ancora vivere.

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Giuseppe Palomba e nipote con il modellino in scala del San Giuseppe Due

Per noi di Wesuvio è stato un immenso piacere incontrare il giovane Giuseppe e suo nonno, trascorrendo quel piacevole momento di ascolto. Sicuramente torneremo a parlarvi del cantiere Palomba, in quanto eccellenza non solo di un territorio, ma di un’intera nazione, essendo stato a suo modo protagonista della prima spedizione italiana in Antartide.

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