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Alla scoperta del Complesso Monumentale di S. Maria del Pozzo a Somma Vesuviana

visita somma vesuviana

Un diamante vesuviano incastonato nella città di Somma Vesuviana, a ridosso del Monte Somma. Il complesso monumentale di Santa Maria del Pozzo può essere così definito grazie alla straordinaria bellezza ed alle tante sfaccettature che riflettono e brillano di storia, arte, archeologia, religione e tradizione popolare. Una storia fatta di stratificazioni temporali e di sovrapposizioni che rendono entusiasmante la ricostruzione storica ed architettonica di questo sito alle falde del Vesuvio.

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Il complesso monumentale di Santa Maria del Pozzo accoglie con la vista dell’equilibrata composizione di facciata e campanile, dove colpiscono lo stemma reale aragonese ed il pregiato portale ligneo d’ingresso. A differenza della facciata, pesantemente rimaneggiata nel corso dei secoli, il campanile romanico si presenta integro, scalfito solo dal passare del tempo e non da rimaneggiamenti azzardati. Varcando il portale d’ingresso il visitatore si trova di fronte la ricostruzione settecentesca successiva all’eruzione del Vesuvio del 1737. Alla chiesa è unito il convento con il bel chiostro colonnato, cui si accede da un portale posto sulla sinistra e che, seppur ampiamente ristrutturato nel corso dei secoli, conserva un discreto fascino grazie anche agli affreschi, in parte discretamente visibili, che adornano le pareti del cortile. Il convento si fregia dell’istituzione regale da parte della regina Giovanna III D’Aragona che, nel 1510, acquistò il terreno sotto al quale venne rinvenuta l’antica chiesa affrescata di Santa Maria del Pozzo e vi ordinò l’edificazione di un complesso conventuale poi donato all’ordine dei francescani.
La chiesa conventuale attuale, che prese poi il nome da quella sotterranea, ottenne la consacrazione nel marzo del 1575. Di notevole importanza all’interno del complesso monumentale la Biblioteca, ricca di preziosi ed antichi volumi oggi allocati fuori sede per motivi di salvaguardia e che hanno rappresentato e rappresentano un patrimonio culturale imponente. Dal portale in legno sulla destra nella chiesa, discendendo delle scale in pietra lavica, è possibile accedere ad un vasto ambiente a circa dieci metri sotto il livello attuale del suolo per ritrovarsi catapultati nel passato.
Una volta arrivati in questo ambiente è possibile ammirare i resti di quella che fu l’originaria Chiesa di Santa Maria del Pozzo, con la sua antichissima storia da raccontare e le sue pareti che, seppur presentando i segni del tempo, ancora riescono a restituire il passato splendore degli affreschi.

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Ufficialmente la chiesa fu edificata nel 1333 per volere, del re di Napoli Roberto D’Angiò in occasione del matrimonio della nipote Giovanna I, sua erede al trono, con il cugino Andrea d’Ungheria, entrambi ancora fanciulli. Roberto D’Angiò volle edificare la chiesa qui perché poco distante dal luogo in cui avvenne l’incontro con il suo omologo Carlo Roberto D’Angiò re d’Ungheria, padre di Andrea, per
stabilire i dettagli di questo matrimonio dinastico. Ma la fondazione di Santa Maria del Pozzo a Somma Vesuviana è di certo più antica e precede questi eventi, come testimoniano gli affreschi di matrice bizantina che si affiancano, in una splendida e visibile stratificazione temporale, a quelli di epoca angioina. Ma la storia di questo sito è probabilmente ancora più antica affondando le sue origini ben prima del periodo bizantino. Fonti storiche parlano infatti di un tempio pagano dedicato a Giove edificato proprio in questo luogo. L’abside si presenta come un libro aperto per conoscere questa storia antica e sorprende per i suoi colori e l’alternanza di stili diversi. Al centro la rappresentazione della Vergine incoronata che porta tra le braccia il Cristo Pantocratore, è caratterizzata dai gigli di Francia, testimonianza di una indiscutibile matrice angioina.

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Sulla sinistra dell’abside, scendendo ancora di alcuni gradini, è possibile fare un altro passo indietro nel tempo nella storia di questo che è uno dei più sorprendenti scrigni vesuviani. E’ questa la cosiddetta Cappella del Pozzo dove il visitatore viene accolto dall’affresco di Santa Maria del Pozzo o anche detta Madonna del Latte in quanto raffigurata nell’atto di allattare il piccolo Gesù. Questo ambiente è caratterizzato da un pavimento di epoca romana che, insieme ad alcuni elementi figurativi presenti lungo le mura, fa pensare ad esso come parte di una villa rustica romana rinvenuta all’epoca della ristrutturazione angioina del 1333 adibita poi a cappella annessa alla chiesa.
Oltre all’affresco della Madonna del Pozzo altre interessanti figure sono affrescate in questo particolare ambiente. Anch’esse di epoca angioina, una tra loro sorprende per la raffinata bellezza che fa pensare all’intervento di un artista di un certo calibro. Ad oggi comunque, tracciare un quadro sicuro e ampiamente condivisibile per l’ambiente del Pozzo risulta difficile.

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L’intero complesso di Santa Maria del Pozzo a Somma Vesuviana con il suo rilievo storico culturale immenso rappresenta un potenziale da tenere in grande considerazione per la valorizzazione del territorio cittadino e vesuviano tutto. I nuovi percorsi del turismo vesuviano devono necessariamente tenere in considerazione questo luogo e promuoverne l’unicità anche in un ottica di salvaguardia futura.
In quest’ottica e con questa consapevolezza Wesuvio, grazie alle sinergie attivate sul territorio con gli attori locali, ha inserito la visita al Complesso di Santa Maria del Pozzo nel catalogo dei percorsi vesuviani.

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