MIGLIO D'OROPORTICIRUBRICHEVESUVIANO

La Reggia di Portici, regina del Miglio d’Oro

Tra le meraviglie che offre il Miglio d’oro la punta di diamante è il Real Sito di Portici, la residenza fortemente voluta dal re Carlo di Borbone e dalla consorte Amalia di Sassonia la quale, secondo la tradizione e fonti storiografiche, rimase affascinata da quei luoghi quando, nel maggio del 1737, una tempesta costrinse l’imbarcazione reale sulla quale era uscita per assistere ad una battuta di pesca, ad un approdo di emergenza nei pressi dell’attuale Granatello. Il fascino incantevole del paesaggio indusse pertanto i reali a scegliere quest’area per la costruzione di una residenza che si inseriva nell’ambito della politica di affermazione interna ed internazionale della giovane monarchia anche grazie alla non trascurabile insistenza dell’area sui resti dell’antica Herculaneum i cui scavi interrotti verso il 1716, avrebbero avuto nuovo impulso proprio durante le fasi di edificazione della Reggia. Proprio i preziosi ritrovamenti che ne scaturiranno andranno ad arricchire le collezioni ed il prestigio internazionale personale e dinastico di Carlo di Borbone e del Regno di Napoli oltre a porre, al netto di tutti gli errori dovuti alla novità dell’impresa ed alla preponderanza della ragion di Stato sull’interesse prettamente culturale e scientifico, le basi per la nascita del moderno concetto di museo archeologico e per la diffusione del gusto neoclassico in Europa con la fondazione del Reale Museo Ercolanese e dell’Accademia Ercolanese. Progettata per ergersi tra le pendici del Vesuvio, dove si dispiega un bosco superiore dedicato per lo più alla caccia, e la costa vesuviana, dove un ampio bosco inferiore si rivolge al mare arrivando a lambirlo, la Reggia vide impegnati per la sua realizzazione alcuni tra gli artisti e le maestranze più rinomate del tempo. Il problema dato dalla presenza incombente ed insidiosa del Vesuvio, fu presto superato e “liquidato” dal re con il famoso affidamento a San Gennaro e alla Madonna. Nel 1738 cominciano i lavori diretti da Giovanni Antonio Medrano poi sostituito in corso d’opera nel 1740 dal nuovo e più ambizioso progetto di Antonio Canevari, importante architetto italiano da poco rientrato in Italia dopo alcuni proficui anni presso il re del Portogallo.

L’edificazione della Reggia di Portici avvenne sulla base di alcune dimore nobiliari preesistenti ed acquisite ai fini dell’impresa ovvero le ville Palena, Santobono e D’Aquino di Caramanico oltre a numerosi altri terreni e proprietà minori, il che testimonia che l’area ospitava già allora diverse tenute nobiliari precedenti alla successivaproliferazione di costruzioni scaturita dall’edificazione della Reggia stessa e che andrà a costituire il nucleo delle celeberrime Ville Vesuviane del Miglio d’Oro. La maestosità di questo edificio è palese tanto all’esterno e nei giardini quanto negli spettacolari interni. Alla realizzazione di questo gioiello alle falde del Vesuvio lavorarono, oltre al Canevari, architetti, artisti, ingegneri, giardinieri e decoratori del calibro di Ferdinando Fuga, Luigi Vanvitelli, Giuseppe Canart, Vincenzo Re (autore delle splendide scenografie dell’Atrio e della Scala Reale), Giuseppe Bonito, Francesco Geri. All’inizio dell’Ottocento ed il passaggio ai francesi dell’Impero napoleonico del Regno (dal 1806 al 1815), diverse modifiche vengono apportate al Palazzo in direzione di una maggiore funzionalità e si completa, nel 1822, il processo di trasferimento di tutto ciò che attiene al Museo ed alle antichità ercolanesi a Napoli. La Reggia perde così l’elemento che sin dalla sua concezione ne aveva segnato la centralità nel Regno ed in qualche modo l’esistenza stessa. Il ritorno della dinastia Borbone al potere dopo questa parentesi napoleonica, segna ulteriori modifiche che pure non vanno ad intaccare nella sostanza gli interventi di matrice francese. Il 3 ottobre del 1839 un importante avvenimento segna la storia della Reggia e non solo: il sito reale viene collegato a Napoli dalla prima tratta ferroviaria d’Europa. Nel settembre del 1849, in seguito alla fuga da Roma conseguente ai moti rivoluzionari del ‘48, Papa Pio IX arrivò alla reggia di Portici ospite del Re e vi rimase fino all’aprile del 1850 quando si ristabilirono le condizioni per un suo ritorno a Roma.

Fu questo soggiorno l’ultimo momento di grandezza della Reggia che, successivamente all’unità d’Italia, viene ad essere depauperata di gran parte delle ricchezze e del patrimonio artistico, come ad esempio il delizioso salottino di Maria Amalia che nel 1866 viene spostato presso la Reggia di Capodimonte. Ma è nel 1871, con la vendita da parte del re Vittorio Emanuele II alla Provincia di Napoli e la successiva riconversione nel 1872 a sede della Reale Scuola Superiore di Agricoltura (divenuta poi nel 1935 e tuttora Facoltà di Agraria dell’Università Federico II di Napoli) e con l’istituzione nel 1873 dell’Orto Botanico, che la Reggia di Portici perde definitivamente la connotazione di residenza regale per entrare in una nuova fase di vita. Gli orrori del secondo conflitto mondiale non risparmiarono questo luogo che, nel 1943, divenne base militare subendo notevoli danneggiamenti cui, nel dopoguerra, si cercò di rimediare aprendo tuttavia una stagione di interventi mal condotti che altereranno definitivamente alcune delle concezioni e delle soluzioni architettoniche originarie. Attualmente nel Sito Reale di Portici ha sede il MUSA,centro museale dell’Università Federico II, nato nel 2011, che comprende sotto un’unica direzione Orto Botanico, Museo Botanico Orazio Comes, Museo Mineralogico A. Parascandola, museo Entomologico F. Silvestri, museo Anatomo- Zootecnico T. M. Bettini, la Biblioteca Storica dei musei. Inoltre lo stesso MUSA gestisce tutto quanto attiene alla fruizione dell’Herculanense Museum.
Seppure con i vari cambi d’abito e di destinazione conseguenti alle trasformazioni politiche e sociali succedutesi nel tempo sul territorio, la Reggia di Portici riveste ancora un ruolo di primo piano nel contemporaneo Grand Tour alle falde del Vesuvio. Il fascino della sua posizione al centro del Miglio d’oro, la bellezza di certi ambienti e l’importanza dell’apparato museale ospitato la rendono tappa irrinunciabile del turismo vesuviano e meta sempre più ambita e riscoperta grazie anche alle numerose iniziative di qualità che ne stanno favorendo la conoscenza al grande pubblico.

Alla Reggia di Portici sono legate storie curiose e importanti come quella dell’Elefante alla corte dei Borbone e la visita di Mozart che ivi suonò.

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