MODI DI DIRE E TRADIZIONIRUBRICHE

Chi era “o ciuccio ‘e Fechella”?

ciuccio-fechella

“Me pare ‘o ciuccio ‘e Fechella!”
Uno dei piu’ popolari e particolari modi di dire usati all’ombra del Vesuvio.

Nato quasi un secolo fa è sopravvissuto fino ai giorni nostri passando di generazione in generazione.
Qualsiasi vesuviano che si rispetti avrà senza dubbio sentito questo detto almeno una volta nella vita…forse due!

Ma quale è il significato che si cela in effetti dietro questo modo dire ed in quale occasione ha avuto origine?

Scopriamolo insieme!

Il detto “Me pare ‘o ciuccio ‘e Fechella!” è una estemporanea, ironica e divertente espressione tipica del vesuviano e napoletano che si suole esclamare con l’intento di rimarcare la persona della quale si fa riferimento alla sua cagionevole salute.

Si vuole di fatto riferirsi ad un soggetto sovente colpito da malesseri, acciacchi ed impedimenti vari che ne limitano la possibilità di adempiere ai propri doveri rappresentando di fatto un “fastidio” per amici, parenti e affini che inevitabilmente devono sobbarcarsi parte o in toto il suo lavoro.

Ma perche’ la persona in questione viene appellata come “o ciuccio ‘e Fechella”?

Questo ormai famoso animale non era altro che un asino di proprietà di un certo Fichella utilizzato da quest’ ultimo come piccolo mezzo di trasporto di derrate alimentari.

La povera bestiola, ormai debilitato per il duro lavoro, aveva la schiena piegata in piú punti e la coda quasi marcita.
Diversamente da quanto faceva l’asinello, il quale non accenneva minimamente a lamentarsi nemmeno un po’ dell’esagerato carico del basto, il soggetto al quale viene paragonato, si presenta solitamente avvilito, tormentato ed abbattuto.

o ciuccio e fechella

Ma in questa ironica vicenda degno di menzione è anche Fechella, il proprietario dell’ asino.
Fechella era ovviamente uno scherzoso soprannome con cui veniva chiamato un certo don Mimí (Domenico) Ascione, originario della città di Torre del Greco.
Don Mimì tra il 1928 ed il 1930, sfruttando un anziano e malconcio somaro sormontato da un basto, offriva un modesto servizio di trasporto di derrate alimentari nella zona del cosiddetto Rione Luzzatti, rione di case popolari unicato nella zona orientale del capoluogo partenopeo (recentemente sfondo della fiction di successo “L’ Amica Geniale”).

Racconti popolari partenopei attribuiscono a questo famoso “ciuccio”, una Fichella donna, dove per fichella si intende piccola fica (in napoletano il fico va al femminile). Anche in tal caso questo asinello è simbolo di disastrosa situazione salutare, tanto è vero che a Napoli si dice: “O ciuccio ‘e Fechella, 36 chiaje e a cora fraceca” (l’asinello di Fichella, 36 piaghe e la coda fradicia).
A tale detto di dice sia da attribuire la nascita della mascotte del Calcio Napoli, che dopo un campionato deludente negli anni 20, da vero e proprio “Ciuccio ‘e Fechella”, cambiò il suo simbolo (ormai storico) da cavallo ad asinello, ‘o ciuccio per i napoletani.

Che dire cari amici!
Da questo momento quando sentirete esclamare “Me pare ‘o ciuccio ‘e Fechella!” saprete qual è il senso ed il significato che dietro di esso si nasconde!

8 pensieri su “Chi era “o ciuccio ‘e Fechella”?

  1. Sapevo già il significato non sapevo però che nel disastroso campionato del 1920 del Napoli calcio fu sostituito il logo del cavallo con l’asino.Ormai e’ trascorso un secolo non vi sembra ora di rimettere il cavallo,animale nobile come lo è l’anima dei napoletani????

  2. Anche io sapevo che le piaghe erano 99 che con la coda spezzata totalizzava il 100 % dei ” malanni”. L’abbinamento con la mascotte del Napoli Calcio la ignoravo.

      1. Filippo sarà una variante di Acerra…nel vesuviano e a Napoli siamo sicuri al 100% che si tratta di un “ciuccio” e che le piaghe siano 36
        Inviaci qualche fonte con la versione femminile sarebbe interessante leggerla per vedere le differenze

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