Noi che abbiamo il Vesuvio nel cuore

Il rapporto tra chi vive alle sue pendici ed il Vesuvio può essere concepito come un legame viscerale, un dialogo quotidiano, una telepatia di emozioni, un involontario scambio di parole non dette. Non si tratta di un vulcano, in effetti è una persona di famiglia.

Ognuno di noi almeno una volta al giorno rivolge a questo “gigante buono” lo sguardo e pensa. Si tratta di fugaci momenti di introspezione e personali riflessioni.

Il Vesuvio è un papà: con lui bisogna parlarci da uomo piccolo ad uomo grande e grosso ma non perché si tratta di una montagna sproporzionata rispetto alla città, ma semplicemente perché al suo cospetto ognuno vede realizzarsi la consapevolezza delle propria dimensione e del giusto peso degli eventi e delle sfide al cospetto delle quali la vita ci pone.

Il Vesuvio è una mamma: le nostre terre hanno avuto genesi dalle sue mosse e da queste hanno imparato a crescere ed a rialzarsi modificando il proprio aspetto. La fertilità del suolo, che è fonte di eccellenze apprezzate in tutto il mondo, ne è ancora oggi viva e tangibile testimonianza.

Il Vesuvio è nonna: quando si parte e poi si ritorna, inevitabilmente si punta lo sguardo all’orizzonte aspettando che la sua figura decisa, confortevole e sempre presente si delinei fino a sentirsi finalmente a casa.

Per chi invece è nato altrove, il Vesuvio non e’ altro che un vulcano attivo.
Così giustamente lo definiscono!
E’ una macchinetta del caffè che borbotta sul fuoco e che prima o poi viene a destarti dal sonno con il suo rumore e con il suo inconfondibile odore.

La zona rossa, quella situata alle pendici del Vesuvio, è la più popolata d’Europa…da non crederci, vero?
Ed invece è cosi’!
Proprio non riusciamo a distaccarcene, sarebbe forzare la nostra natura.
Chi ci osserva da fuori pensa si tratti di pura incoscienza, ignora invece quanto amore si celi dietro a quel gesto voluto di vivere e crescere ancorato alle proprie radici.

Noi il Vesuvio lo guardiamo e ne restiamo incantati come se fosse la prima volta. Ci capita di pensare “ma tra tanti luoghi proprio qui dovevo nascere?”. Ma dietro questa riflessione non si nasconde rammarico ma solo consapevolezza di vivere in una terra unica al mondo che attende solo che se ne comprendano e valorizzino le potenzialità.

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