ECCELLENZE

Veronica Vitale, la voce del Vesuvio

La Dott.ssa Veronica Vitale nasce nel 1988 a Pompei da genitori di Boscoreale.
La sua immensa bravura e preparazione nel campo musicale e i suoi studi scientifici sulla Teoria dei Sistemi che l’hanno portata al cospetto del premio Nobel Ervin Laszlo, permettono alla giovane stella vesuviana di recarsi prima in Germania, poi a Seattle e infine in Italia, restando un’artista indiscussa della scena internazionale.
Nell’intervista che segue, Veronica illustra allo staff di Wesuvio i dettagli delle sue intense esperienze.

Wesuvio: Vorrei partire col chiederti cosa èper te il talento? E quali sono le cose che non devono mai venir meno nel percorso di affermazione di un talento?

Veronica Vitale: La prima volta che cercai la definizione di“ Talento” frequentavo il secondo anno di liceo, era un pomeriggio di rientro durante la pausa pranzo, dovevo preparare un tema per il giorno dopo e l’edificio era pressoché vuoto. Così andai in segreteria, le suore avevano pile di dizionari vecchiotti chiusi in un armadietto di legno. Notai che la parola “Talento” era stata cancellata con qualche scarabocchio a penna. Piuttosto che cercarne un’altra, arrivai alla conclusione che non si può leggere cosa sia il talento, nè definirlo, ma solo avvertirlo.

W: Pochissimo tempo fa hai ricevuto un premio, un grande riconoscimento d’eccellenza, per il lavoro svolto a livello internazionale, dal comune di Boscoreale. C’è qualcosa nel tuo talento, nel tuo modo di esprimerti e di esprimere la tua arte , che è legato in modo inequivocabile alle tue origini vesuviane?

«Un Guerriero del Mediterraneo»
V.V.: Sono quella ragazza che si sveglia e s’addormenta fra le braccia del Vesuvio, Sono fatta di queste terre, i battiti cardiaci del Vulcano, e le onde del Mediterraneo. Un guerriero della luce così come descritto nelle pagine del medesimo libro di Paulo Coelho. Credo che al di là di tutto, Napoli sia un ingrediente dello spirito umano. E’ la sola citta del mondo antico che non sia perita come Babilonia, che non èaffondata nel naufragio della civiltàantica. Napoli èuna Pompei che non èstata mai sepolta. Non è una citta: èun mondo. Il mondo antico, precristiano, rimasto intatto alla superficie del mondo moderno. Napoli èl’altra Europa.

W: In questo tuo percorso non ci sono talent show all’attivo. Cosa pensi di questa realtà del panorama televisivo attuale? E cosa c’èdietro la tua scelta di non prendere parte a nessuno di questi show?

«Voglio essere un Ispirazione per la Gente, Voglio che qualcuno un giorno guardandomi mi dica : Per colpa tua non mi sono arreso»
V.V.: Gavetta. La mia vita èfatta di coincidenze e circostanze, chi non crede nelle coincidenze le perde. Lo stesso vale per l’ ascolto artistico che desideravo in Italia, da parte dei discografici non era assente, ma semplicemente “distratto” dalla moda dei talent show e quindi “in ritardo”, – si dice – “ Se il proprio treno è in ritardo, la coincidenza partirà in perfetto orario.”
Quando sono partita per Francoforte, in Italia si era creata una realtà musicale concentrata esclusivamente sui talent show. Una sorta di ossessione. Non partecipare, significava auto-escludersi da qualunque produzione discografica. Chiunque mi chiedeva “ perché non partecipi ? “. Io invece ero affascinata dalla “ Rivoluzione del Mercato Musicale” che stava avvenendo all’estero. Ho voluto far parte di quello. In America ci sono 99 talenti su 100. Non sono il prodotto dei talent show, ma nascono underground, negli scantinati, nel retro di un locale, on the street. Volevo capire come poter fare la differenza anch’io, Sul tavolo del mondo, se non sei vero, reale, se non sei “te stesso” non vinci. Non esisti. Il palco di cui parlo non è l’estero, non è un format televisivo, ma solo “ Gavetta” e “Umiltà”.
In questa epoca fatta di computer e macchine elettroniche, il tempo si ferma, solo e quando arriva la musica. la musica salva le persone di ogni razza, e rango, ed èla panacea mondiale e universale fatta della voce di Dio, che rende eterno, anche il piùmortale dei mortali. Io vorrei far parte di questo, non della fama o della bella vita che ne consegue, quella èuna devianza di ciò che desidero fare, una scorciatoia, una lingua parlata al contrario.
Io invece, odio le scorciatoie, non le ho mai prese, perchèpenso che con quelle li, èpiùfacile perdersi, ci impieghi il doppio del tempo, e seppure ti conducano anche quelle a destinazione, rischi di perderti i bei paesaggi e tutte le ispirazioni della lunga strada verso la felicità.

W: Da questo autunno sarai in tournée insieme ad uno dei compositori italiani piùcelebri e riconosciuti, il Maestro Stelvio Cipriani, con “Anonimo Veneziano”; come nasce questa collaborazione? E quali sono le sensazioni nel lavorare a fianco di un pezzo di storia della musica e del cinema italiano?

«Rispettare i Ruoli»
V.V.: Ci sono cose che devono accadere nella vita, ed accadono al momento giusto. Di nuovo, La mia vita è fatta di coincidenze e circostanze. Spesso chiamo il Maestro Stelvio Cipriani Principe della musica da Cinema, oggi, è il mio piùcaro Amico. Aristotele diceva che, quando si èamici, si è responsabili della memoria dell’altro su questa Terra, siamo eredi della vita dell’altro – cioe, anche quando non esisteràpiu, il nostro amico continueràa vivere tramite noi. Una persona di cui piangiamo la morte ancora prima che avvenga. Ho una famiglia piccola ed il Maestro Stelvio ha completato la mia vita artistica e personale come un tassello di puzzle mancante. Schietto, ironico, affidabile e coerente, non parla “politichese” con me. Un uomo altruista, straordinario, modesto e che ha fatto di tutta la sua vita un’immensa opera d’arte. Credo che sia difficile raccontare cosa provo. E’ vertigine, senso di responsabilità costante, paura di deludere lui ed il Produttore Rolando D’angeli. Come Artista non credo di esagerare definendo questa opportunitàuna benedizione. Il Maestro Stelvio e Rolando D’angeli, hanno segnato il mio 2014 con un incontro che ha cambiato la mia vita per sempre. Siccome ho pagato ogni grammo di felicità con un Kilo di dolore, a volte mi èdifficile credere che tutto questo sia vero e per questo, ho problemi a dormire la notte, mi sveglio all’alba tutti i giorni, e vado a Correre, Corro per non dimenticare di respirare forte.

W: Qual è stato il tuo percorso di formazione? Da dove nasce la passione per la musica e lo spettacolo?

«La Musica come il Canto, come Composizione è un atteggiamento, è innanzitutto postura. Niente di diverso dalla danza. Ha bisogno di regole. Un pianista deve riconoscersi ancor prima di suonare, prima ancora che possa sedersi al piano…Un artista si riconosce da lontano»
V.V.: Da bambina canticchiavo con il mio papàe la mia mamma, fissando lo schermo monocromatico del nostro Amiga 1200 Commodore. Certo, la musica mi ha sempre “circondata”, ma questo non fu un vero inizio di qualcosa, soltanto un periodo felice. I miei genitori sono sempre stati innamoratissimi l’uno dell’altra, per me Ispirazione a muovere ogni mia scelta di vita sempre a condizione ci fosse l’Amore, quello Vero. << “ What Children see, Children Do” >>. Ero uno slogan americano che ho letto sul Bus linea 31 della King County Metro di Seattle. Da qui il mio slogan <<” Love moves Everything”, cioè “L’amore muove tutto”.
Era invece il 1999, quando tutto èiniziato. Ho pochi ricordi e confusi di quell’anno, nonostante sia stato determinante. Non ho scelto la musica per il successo o la fama, Io cercavo piuttosto un modo di comunicare con il mondo siccome in quel periodo c’era molto silenzio intorno a me. I miei compagni di classe, quelli di I° media, mi hanno obbligata alla solitudine, a cambiare scuola addirittura. A questo punto credo che Dio mi abbia mandato in risposta la musica, un linguaggio universale per dire a chiunque nel mondo che tutto è possibile e che nessuno è solo. Ovviamente ci sarebbero voluti anni prima di realizzare questa verita. Il passo da piccola autodidatta, a studentessa ed allieva, da compositore a cantautrice, da dilettante a professionista, ad artista internazionale, non è stato dei più facili, e neppure breve, ma comunque un’evoluzione naturale. Se provo a voltarmi indietro, e guardare il percorso fatto finora, ho i brividi. Non so spiegare perche, nécome, néquando, ma coincidenze e circostanze incredibili hanno sempre fatto in modo che io non uscissi da questo “recinto di filo spinato”. C’era sempre un “ segno” “una traccia da seguire” e così, giorno dopo giorno, questa vita ha conquistato me ed io l’ho conquistata. ALBERT EINSTEIN in fondo diceva “il caso e’ la via che Dio usa quando vuole restare anonimo”.
Ho frequentato contemporaneamente il Liceo Psico-Pedagogico al mattino, ed il Liceo Musicale dalle 15.00 alle 22.00 di sera per 4 anni. Questa simultaneitànel gestire i due mondi (Artistico e Culturale) è andato avanti fino al termine del mio terzo titolo universitario nel 2013, ed oggi del resto.

W: Fin dall’inizio della tua carriera hai scelto di misurarti con palcoscenici e realtà internazionali; Il tuo lavoro ti ha portato principalmente all’estero, soprattutto in Germania, dove hai ottenuto grandi riconoscimenti; ma èdavvero così difficile emergere nella realtàdel nostro territorio e, visto il momento storico, anche a livello nazionale? Cosa porteresti delle realtà in cui hai lavorato nel nostro Paese e viceversa?

«Meglio vivere d’istinti e d’istanti piuttosto che distinti e distanti»
V.V.: Potremmo parlarne per ore. Un giorno scriveròun libro ma ora devo ammettere che non ho la piùpallida idea di come sintetizzare. Dunque, prima di tutto credo che quando si ha come biglietto di presentazione “merito, sacrificio, talento, umiltà e verità”, si emerge comunque, in qualunque angolo del globo terrestre. Tuttavia, nelle piccole realtàdi paese, c’è un problema serio con cui scontrarsi : la mentalità, i pregiudizi, le inimicizie. E’ difficile accettare il successo altrui. La competizione provinciale èuna spada di Damocle per l’artista, che diventa un equilibrista su un filo di nylon. E’ triste.
Ci sono mille cose che porterei dell’Italia all’estero, perché inestimabili, e viceversa, dall’estero all’italia perchénecessarie, ma il mondo perderebbe così la sua connotazione di “bello perché vario” – Critichiamo l’Italia fin quando viviamo in Italia, ma èall’estero che diventiamo Patrioti. Questo senso di appartenenza all’Italia, che acquistiamo solo quando andiamo via, come un fidanzato che capiamo di amare dopo averlo perso. Ritornata da Seattle, ho fatto due passi a Napoli. Ci vivo da 25 anni eppure, soltanto ora la guardo incantata. Mi sentivo uno straniero, trasparente, non annoiato. Mi sto innamorando di nuovo del mio Paese, da quando sono tornata. Questo capita quando si lasciano a terra le valige da turista e ci si integra altrove. Quando ti integri all’altro, alle sue regole, al “diverso ed alla novità”, c’è l’ istigazione alla creatività, ed emerge “Il Vero Te”– il risultato di questa “reazione” èun capolavoro di umanità. Comunque, avevo poca scelta, in qualunque paese del mondo, se non ti integri non puoi restare. Semplice.
«Ogni falsità è una maschera, e per quanto la maschera sia ben fatta, si arriva sempre, con un po’ di attenzione, a distinguerla dal volto. »
E veniamo dunque al punto, le realtà internazionali : Si. Nel 2009 a Francoforte ho firmato il mio debutto, però ci tengo a dire che quando ho lasciato il “porto italiano” è stato per mia scelta e con lo scopo principale di ritornare in Italia. Non mi è stato imposto da nessuna crisi. Niente “Fuga” all’estero. Il mondo non è un ufficio esaudimento desideri. Io avevo un sogno, che non era quello di cantare., ma abbracciare una “missione” più importante, di cui l’arte è solo il mezzo per arrivare all’umanità come scopo. Le mie “ intenzioni” sono state messe duramente alla prova. Non c’è un libretto d’istruzioni: (nel caso della musica ad esempio) – “ se vuoi fare il cantante devi fare così” No. Impari le basi, certo, ma come ogni palazzo, si tratta solo di fondamenta. L’artista è modellabile come creta viva, sono le esperienze, e ciò che scegliamo, a dare forma alla nostra opera, e tutto è influenza. Le esperienze sono come i colori di una tavolozza per un pittore, non è tutta pittura acrilica, c’è anche chi preferisce colori ad olio. E gli strumenti? Sono tutti diversi! C’è chi dipinge con le mani piuttosto che con i pennelli. Sono sfumature, che ci segnano e ci definiscono per ciò che siamo. E’ necessaria l’umiltà di saltar fuori da ciò che la gente pensa sia il “ successo” ed il coraggio di mettersi in gioco oppure fare un passo indietro. Qualcuno ha fatto erroneamente capire che il “Successo” è legato alla Bella Vita, lo sfarzo, il lusso, e zero difficoltà. Oggi tutti vogliono diventare “Famosi”, come se “ballare, cantare e recitare” fossero le ultime cose rimaste per emergere. Questa è una stronzata ed èuna vergognosa perdita di tempo per tutti. La gravità di questo atteggiamento irresponsabile comporta che alla fine costringe tutti ad essere come bloccati in una fila interminabile di milioni di persone che aspettano allo sportello sbagliato. Il vero talento è anche la capacità di porsi come obiettivo quello di far sorridere le persone che amiamo, e se ci riusciamo, bene, quello èil successo. Successo è Participio Passato del verbo “ SUCCEDERE” , un risultato “accaduto” dopo un azione attestato pubblico che siamo “ Riusciti” in qualcosa che desideravamo fare. Per questo io preferisco parlare di Merito, perché il merito èun Valore Assoluto.

W: Quale èstata l’occasione professionale più importante che hai mancato?

«Niente accade per caso»
V.V.: Ho mancato l’incontro con il produttore David Foster, in Vancouver, Canada lo scorso ottobre 2013. Era uscito dall’ufficio 5 minuti prima del mio arrivo con Gary Sir Johan Karlsen III Presidente della Jimi Hendrix Family Foundation, ci eravamo trattenuti con Sir James Barlow pronipote di Charles Darwin, Presidente della Charles Darwin Conservation Program. Non era quello il momento giusto.

W: Nel tuo percorso, oltre alla musica, un ruolo importante lo ha svolto lo studio e la ricerca scientifica.

«Non mi fido dei primi della classe, il genio in genere è alla fine dell’elenco»
V.V.: Si, dopo aver conseguito il terzo titolo universitario con 110 e lode, mi sono dedicata al settore della ricerca scientifica, nell’ambito delle teorie sistemiche, della meccanica quantistica, della formazione e dell’educazione, macroshift globale ( cambiamento del mondo) e filosofia. In genere non menziono mai nessuno dei miei riconoscimenti ma questo èun piccolo messaggio che vorrei recapitare ad alcuni docenti degli anni del liceo, che sarcasticamente dicevano “ O sei un’artista e fai musica o ti dedichi alla Cultura”. Uno dei primi riconoscimenti ricevuti è stato quello di Plusdotazione e Disumana sensibilitàverso Il Mondo, avanzato dal duplice premio nobel per la pace Ervin Laszlo, e rettore dell’UniversitàGiordano Bruno di Washington, Il presidente della Jimi Hendrix Family Foundation Gary Sir Johan Karlsen III , Sir James Barlow pronipote di Charles Darwin, CEO della Charles Darwin Conservation Program,. Il preside della Facoltàdi Scienze Pedagogiche Francesco Piro, ed Alexander Laszlo Presidente della ISSS Istituto mondiale delle Scienze Sistemiche. Ho concretamente dimostrato che nella indivisibilità del binomio Arte e Cultura si nasconde la chiave per un positivo Macroshift Mondiale, raggiungendo nel 2013 il primato per la ricerca all’Universitàdi Salerno, con la tesi –“ Teoria Avanzata dei Sistemi e Prospettive per una teoria dell’Educazione – You can change the world”. La mia era una facoltà di Scienze Umane, Pedagogiche e Filosofiche, ed io ho presentato una tesi in Meccanica Quantistica, e Teoria Sistemica sovvertendo i pronostici e le aspettative di una tesi ordinaria.

W: Ambasciatrice italiana del movimento femminista “Bootsy Girl”, volto italiano per la campagna “Bring Back Our Girls” , lanciata dalla first lady degli Stati Uniti Michelle Obama per sensibilizzare il mondo all’indomani del rapimento in aprile di 276 studentesse nigeriane; qual è il tuo messaggio personale che senti di dover trasmettere in questa lotta, attualissima e forse ancora sottovalutata, per l’affermazione piena e reale dei diritti delle donne?

« La luce alla fine del tunnel non èun’illusione. E’ Il Tunnel ad esserlo.” »
V.V.: “Non è colpa tua” “ Non sei da Sola” “non c’èseconda possibilitàad uno schiaffo”. Questi sono alcuni dei messaggi che io ed il mio team condividiamo con le donne di tutto il mondo. In America uno dei fenomeni in crescita è proprio la “Domestic Violence”, ed insieme al capitano del dipartimento investigazioni di Seattle, Doucet Cecie ho analizzato i diversi casi, i profili psicologici degli aggressori, le cause, ed i modelli comportamentali del tema in questione cercando di capire come poter essere utile. La mia partecipazione alle diverse campagne sociali, compresa quella a sostegno delle donne vittime di abusi, ha uno scopo comune : sensibilizzazione, innalzare la consapevolezza, aumentare la comunicazione fra le donne e l’informazione globale. Abbattere il muro della paura tramite la conoscenza . The Bootsy Girls Movement è un esempio dei risultati raggiunti tramite la cooperazione di donne in tutto il mondo, cui leidmotief e collante è comunque l’arte. Negli Stati Uniti abbiamo supportato Feeding America, la prevenzione al Cancro al Seno tramite una maratona in Cincinnati , Patricia Collins è davvero straordinaria. Con lei nasce ,“Raise Awareness” fondazione internazionale di cui sono CEO e ideatore che sarà inaugurato ufficialmente nel 2016. A Tal proposito vorrei condividere con voi Shaw. Nasce a Napoli l’app contro la violenza sulle donne . «Shaw» (Soroptimist help Application Woman) è la nuova app antiviolenza per le donne, presentata a Napoli da Mariolina Coppola, vicepresidente nazionale e curatrice del progetto autofinanziato da Soroptimist. L’applicazione è scaricabile gratuitamente su smartphone e consente una chiamata di emergenza al 112 o al 1522 che smista l’utente ai centri antiviolenza sul territorio.

W: Un consiglio, in tre parole,a chi si avvicina, giovanissimo, al mondo dello spettacolo.

V.V.: «Io ero senza speranze, mi spiego, Disperato non è una brutta parola da dire.: chi ha speranza per qualcosa ha ancora qualche dubbio su ciò che sta facendo, io ho scelto invece di essere un “Believer”, ho scelto di credere, perchè quando credi, i miracoli cominciano ad accadere. Quando l’occasione non bussa, allora bisogna costruire la porta »

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(Fotografie di Adea Photographer)

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