Totò alla conquista del Castello d’Alagno

La storia del castello d’Alagno nel corso dei secoli si è intrecciata con quella di sovrani, marchesi, nobili di ogni titolo ed anche principi, tra questi il principe più celebre di Napoli, quello della risata Antonio de Curtis, in arte Totò!

A Somma Vesuviana è infatti ancora diffusa tra il popolo la convinzione che questo illustre e noto castello sia appartenuto anche all’indimenticabile attore comico partenopeo.

Ma in che modo il destino di Totò si intreccio’ con quello del castello d’Alagno? Scopriamolo insieme!

totò somma vesuviana

Questo castello di epoca aragonese fu edificato con lo scopo di sostituire un altro castello di origine normanna locato più a monte. Dopo la morte del suo amante, re Alfonso d’ Aragona, dal quale aveva ricevuto in dono l’intero possedimento, Donna Lucrezia d’Alagno fece di questo suggestivo luogo la sua dimora abituale.
Dopo la scomparsa di re Alfonso, suo figlio naturale re Ferrante, in qualità di successore al trono, fece di tutto per persuadere Lucrezia a cedergli la roccaforte. Lucrezia dopo circa ventisette giorni di assedio, vistasi di fatto disperata, non ebbe altra scelta se non quella di consegnare il castello al legittimo successore al trono.

Questa stupenda roccaforte restò nella disponibilità della dinastia aragonese fino a quando appartenne a Giovanna III nel 1518, anno in cui il Duca di Sessa e Somma, Don Felice Fernandez de Cordova, decise di affittare il Castello per un tempo indeterminato al barone napoletano Luca Antonio de Curtis. Successivamente, per la precisazione nel 1750, il marchese Michele de Curtis si aggiudicò la locazione praticamente a vita.

Ma veniamo a Totò.
Correva l’anno 1936 quando il principe della risata si recò per la prima volta a Somma Vesuviana accompagnato dal suo caro amico marchese Francesco Maria Gagliardi, il quale lo condusse al cospetto dei nobili De Curtis. L’ intento di Totò era quello di riscontrare una sua parentela con la blasonata famiglia che deteneva il possesso del castello.

E’ cosa risaputa quanto all’epoca la mania di Totò per la nobiltà fosse elemento rilevante della sua vita. Si pensi ché, già nel 1933, si era addirittura fatto adottare proprio dal Gagliardi, con il solo fine di ereditare il nutrito elenco di titoli nobiliari. L’anno successivo il marchese Gaspare De Curtis , rappresentante della famiglia dell’epoca, diede ospitalità nella fortezza di Somma Vesuviana, oltre a Totò, anche la figlia e la moglie Diana Rogliani.

totò somma vesuviana

L’ attore alloggiò lì quindi con la sua famiglia per quasi una settimana, durante la quale ebbe modo di apprezzare fino in fondo le bellezze al suo interno contenute.

In particolare rimase affascinato da una tela del settecento raffigurante un nobile De Curtis in divisa. Totò non esitò nel comprare allora quel dipinto per la somma di lire duemila, convincendosi sempre di più di una certa somiglianza con quello che lui definiva suo “avo”.

Il rapporto tra Totò ed il marchese Gaspare De Curtis si consolidò a tal punto che quest’ultimo divenne amministratore della compagnia teatrale dell’attore. Un ruolo che ricoprì fino a quando abbandonò definitivamente la compagnia, dopo una serie di diverbi con Totò. Fu così che gli incontri della nobile famiglia De Curtis con Totò andarono man mano dissolvendosi fino all’ ultimo incontro che avvenne nel 1944 con il marchese Camillo De Curtis. Dal quel momento Totò, ormai solo sporadicamente fece ritorno a Somma Vesuviana. 

Ma è tuttora vivo nella mente degli abitanti più anziani il ricordo di quel giorno del 1952, quando l’attore, a bordo di una decappottabile fiammante guidata dal suo autista, ebbe ancora modo di recarsi a Somma. Il suo intento era quello di acquistare a titolo definitivo l’antico castello, per coronare il suo sogno di nobiltà, ma la trattativa non ebbe esito positivo si pensa a causa di una non sufficiente disponibilità di contanti da parte di Totò.

Ma questo per noi rimane un dettaglio…

A noi piace semplicemente ricordare quel giorno del lontano aprile del 1952 quando la voce del suo arrivo nella cittadina vesuviana si propagò così velocemente, che in tanti, grandi e bambini, accorsero sul piazzale antistante il maniero fino a che il grande Totò fu presto “avvolto” da una folla festante.

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