Il culto di San Ciro a Portici

La città di Portici è legata in modo indissolubile al culto popolare della figura di San Ciro, patrono della città ed alla cui figura sono dedicate la Chiesa principale e la piazza antistante.

Quali sono le radici di una delle tradizioni popolari e dei culti più famosi di tutta l’area alle falde del Vesuvio? In che modo la figura di Ciro arriva ad essere amata in modo così viscerale a Portici, nell’area vesuviana ed a Napoli?

San Ciro nasce nel III secolo ad Alessandria d’Egitto, studia medicina e diviene un medico di grande importanza per le sue doti e soprattutto per la dedizione alla missione medica. Diventa noto infatti con l’appellativo di medico “anargiro”, ovvero senza argento, grazie alla totale disponibilità nel prestare cure a tutti, in special modo ai poveri ai quali non richiede alcun compenso. Grande il suo valore nel confortare i bisognosi anche spiritualmente.

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Ma sono tempi difficili, e Diocleziano prende a perseguitare insieme a stregoni, indovini e maghi, spesso ispiratori di rivolte, anche molti medici alessandrini, tra cui Ciro, costretto a rifugiarsi in Arabia dove inizia a perseguire la pratica della meditazione attraverso la preghiera.

A lui si unisce, in un sodalizio poi indissolubile, Giovanni, un soldato romano convertitosi al Cristianesimo. Quando Ciro decide, dopo alcuni anni, di tornare ad Alessandria, Giovanni lo segue. In quel periodo di implacabili persecuzioni contro i cristiani, i due, riconosciuti a Canopo, vengono uccisi il 31 gennaio del 303, ovvero, secondo altre ricostruzioni di storici del 312.

Secondo la tradizione tramandata San Ciro sarebbe stato immerso nella pece bollente sopravvivendo incredibilmente e che, pertanto, sia stato poi decapitato.

I loro corpi vengono raccolti dai cristiani e seppelliti nella basilica di San Marco Evangelista ad Alessandria dove rimangono per circa un secolo venerate dai cristiani e soprattutto dai marinai che contribuirono a diffonderne la fama durante i loro viaggi.

Dopo un secolo comincia la storia del viaggio delle reliquie e dell’approdo del culto di San Ciro fino a Portici.

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Infatti, le reliquie vengono prima traslate a Menouthis, nei pressi della stessa Alessandria, dove la fama del Santo si accresce incredibilmente. Famosa diviene la pratica della cosiddetta incubatio, secondo la quale i fedeli attendevano dormienti l’apparizione del Santo che in sogno avrebbe indicato i rimedi ai loro mali.

Il culto per il santo a Menouthis, dove ancora oggi la regione è chiamata Aboukir in onore di Ciro, è stato ampiamente testimoniato dal monaco Sofronio attraverso una raccolta di 70 miracoli da lui raccolti personalmente e attraverso racconti diretti e indiretti.

Alcuni secoli dopo, passando per la decadenza del santuario di Menouthis a causa dell’invasione araba, le reliquie di Ciro e Giovanni vengono ancora traslate, questa volta a Roma. Nell’Urbe la colonia alessandrina erige in loro onore il tempio denominato Santa Passera nel cui ipogeo é presente una effige: “Corpora sancta Cyri renitent hic atque Ioannis/ Quae quondam Romae dedit Alexandria magna” [Qui rifulgono i santi corpi di Ciro e di Giovanni, che un tempo la grande Alessandria diede a Roma]. Le reliquie arrivano poi a Napoli, dove era già presente un culto dei santi dovuto alla folta e secolare presenza in città di alessandrini, grazie al cardinale Francesco Sforza e collocate nella chiesa del Gesù Nuovo. Da qui comincia un nuovo e potente impulso al culto dei due Santi che crescerà sempre più a partire soprattutto dalla seconda metà del 1600.

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Solo nel 1776 il Santo diviene Patrono di Portici e dei Porticesi. Ad attestarlo un decreto papale di Pio VI. In più occasioni la gente della cittadina alle falde del Vesuvio aveva manifestato la propria fede verso il santo alessandrino. Ad esempio, nel 1764 a fronte di una grande epidemia di peste i porticesi invocarono il santo medico, grazie anche alla figura del sacerdote Giuseppe Moscatelli. Grazie a lui i porticesi impararono ad amare la figura di questo medico disinteressato e Santo e ad elevarlo a simbolo spirituale dell’intera comunità. Grazie al suo impegno, proprio durante l’epidemia di cui sopra, le reliquie del Santo, in particolare una parte del cervello, vengono trasferite da Napoli a Portici. A partire da questo episodio si salda definitivamente il legame tra San Ciro e Portici, sancito anche dalla statua lignea commissionata proprio dal Moscatelli e realizzata nel 1770 da Ferdinando Sperandeo che ancora oggi viene portata in processione nei giorni della festa del Santo.

Il 31 gennaio, giorno di San Ciro, la città è tutta per il Santo, la cui statua viene omaggiata da splendide composizioni floreali.

La prima domenica di maggio ha invece luogo la solenne processione della statua stessa.

Il culto di San Ciro è ancora molto importante e vivo nella città vesuviana ed è una delle più significative manifestazioni della grande importanza, per la storia, la cultura e la società vesuviana, delle tradizioni popolari, veicolo della specificità del territorio alle falde del Vesuvio

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