“Funiculì Funiculà”, la celebre funicolare del Vesuvio

Raggiungere la sommità del vulcano più celebrato, immortalato e decantato al mondo è da sempre una grandissima attrattiva per chi si accinge ad esplorare l’area alle falde del Vesuvio. Fino al XIX secolo le guide del Vesuvio per condurre il viaggiatore nella scalata al dorso del vulcano si affidavano a muli, lettighe, seggiole e seggiolini che rendevano la scalata alquanto ostica
sebbene in qualche modo romantica e di certo caratteristica. Dopo la metà dell’Ottocento, per ovviare a questa grande difficoltà l’imprenditore di origine ungherese Ernest Emmanuel Oblieght , operante in Italia da diversi anni e molto discusso per i suoi legami con la politica, ebbe l’idea di costruire una funicolare per la risalita del Vesuvio. Dopo averne studiato la fattibilità per
alcuni anni insieme ad un team di ingegneri, riesce ad ottenere nel 1879 l’autorizzazione alla realizzazione del progetto insieme alla concessione trentennale del suolo. Il progetto venne affidato all’ingegnere Olivieri ed all’appaltatore Alvino. Nel pomeriggio del 6 giugno 1880 la funicolare del Vesuvio veniva inaugurata alla presenza dei sindaci di Napoli e Resina come rappresentanti istituzionali. Dal 10 giugno Etna e Vesuvio, i due vagoni in servizio, erano pronti per portare i visitatori alla scoperta del Vesuvio in un modo assolutamente nuovo promettente lungo i 750 metri del tragitto tra la stazione inferiore e quella superiore. Poco dopo per promuovere la nuova esperienza offerta dalla funicolare, viene affidata al giornalista Giuseppe Turco ed al musicista Luigi Denza la composizione di una “canzone d’occasione”, quella “Funiculì Funiculà” che diventerà una tra le più celebri canzoni del vastissimo repertorio della canzone napoletana con il motivo“Jammo, jammo,  ‘ncoppa, jammo ja’, funiculì, funiculà!”.

funicolare vesuvio

Pochi anni dopo, nel 1886, Oblieght cedette la funicolare alla “Société Anonyme du Chemin de Fer Funiculaire du Vèsuve”. Nemmeno con questa nuova proprietà l’avventura della funicolare vesuviana riesce a decollare e già nel novembre del 1888, la nuova società è costretta a cedere a favore della “Thomas Cook & Son”. Questa nuova proprietà adoperò fin da subito la sostituzione dei due vagoni con vetture nuove e più capienti, pur conservando i nomi Etna e Vesuvio. Ciò non permise tuttavia alla funicolare di intraprendere la strada per il successo anche a causa delle frizioni con le guide del Vesuvio e delle difficoltà d’accesso da Napoli. L’inizio del Novecento, grazie al mutare di alcune condizioni e di interessanti novità introdotte dalla costruzione del tratto ferroviario Resina – San Vito – Osservatorio Vesuviano, le sorti della funicolare iniziano a mutare. La società proprietaria decid pertanto di innovare la linea con l’introduzione di più efficienti motori elettrici al posto di quelli a vapore e di un nuovo sistema di binari. Purtroppo, l’eruzione del Vesuvio del 1906, segna una grossa battuta d’arresto per il funzionament della funicolare che viene gravemente danneggiata dalla lava. Per diversi anni prosegue la ricostruzione tra alterne vicende e nel 1927 la “Thomas Cook & Son” cede la concessione ad una controllata, la “Ferrovia e funicolare vesuviana Società Anonima Italiana” che mantiene in funzione l’impianto fino al 1944 anno dell’ennesima eruzione del Vesuvio che chiuse irrimediabilmente la vita, tormentata, della funicolare. Negli anni successivi la Società Strade Ferrate Secondarie Meridionali acquisisce ciò che resta della funicolare. Il mutare delle condizioni e la perdita d’interesse del grande pubblico portò al tentativo di rinnovare ed integrare l’accessibilità al vulcano con la costruzione di una seggiovia, inaugurata nel 1953 e primo impianto italiano biposto a seggiole mobili. Anche questo tentativo di riportare in auge la funicolare e la nuova seggiovia risultò vano, anche a causa della diffusione della motorizzazione di massa ed al completamento a metà degli anni Cinquanta della via asfaltata fino a quota 1000 mt.

funicolare vesuvio

Dopo anni di alterne vicende, nel 1984, anche la seggiovia chiude definitivamente i battenti. Negli anni Novanta si riaffaccia la possibilità di ricostruire e rimettere in funzione la funicolare ma il progetto tramonta quasi in dirittura d’arrivo. Basta pensare che erano pronte le due vetture che avrebbero dovuto eseguire il servizio ed era stato già immaginato l’evento inaugurale con il leggendario Luciano Pavarotti che avrebbe dovuto intonare le meravigliose note di “Funiculì Funiculà”.
L’avventura della funicolare e della seggiovia del Vesuvio restano episodi importanti per la storia e per il turismo vesuviano e seppure non si possa dire abbiano avuto vita facile, hanno rappresentato un esperienza davvero innovativa e, per certi aspetti, entusiasmante.

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