“Facimm ‘o patto a terr’ a rena!” Come nasce il detto torrese

Quante volte vi sarà capitato di assistere ad un acceso confronto tra due persone durante il quale, per essere chiari fin dall’inizio e sgomberare il campo da ogni equivoco, avete sentito esclamare l’espressione “Facimm ‘o patto a terr’ a rena!

Ma da dove nasce questo detto molto diffuso a Torre del Greco? Scopriamolo insieme!

Molti anni fa, quando la pesca del corallo costituiva probabilmente il principale motore dell’economia della città di Torre del Greco, i mari del mediterraneo e non solo, erano popolati da decine e decine di imbarcazioni con le quali i Torresi praticavano la pesca del cosiddetto “oro rosso”, ossia il corallo.

Queste barche di dimensioni contenute erano chiamate le “coralline”.

o patto a terr' a rena
fonte TorreOmnia

Costruite in legno nei cantieri navali torresi, erano interamente pontate con una lunghezza tra i nove e gli undici metri. Armate a tartana ed equipaggiate con vela latina e polaccone, salpavano dal porto di Torre del Greco nei mesi di Marzo e Aprile, alla volta delle zone di pesca localizzate per lo più a ponente della Sardegna.
Nei primi decenni del 900, Torre del Greco aveva una flotta di circa cinquanta imbarcazioni coralline. Avevano principalmente i nomi di Santi o dei propri cari e a bordo c’erano circa 12-14 uomini.

o patto a terr' a rena
fonte TorreOmnia

In prossimità della partenza veniva stipulato il contratto di arruolamento dell’equipaggio, che a quei tempi nel gergo veniva definito appunto “o patto a terr’ a rena”.
In pratica l’armatore, spesso coincidente con il capitano, ad alta voce e pubblicamente, faceva attraverso una dichiarazione la sua offerta di lavoro elencando quelle che possono essere considerati a tutti gli effetti le condizioni di un contratto di lavoro, ossia: paga giornaliera e categoria o grado dell’ arruolato.

Quest’ ultimo dall’altro canto, accettando l’offerta, stipulava di fatto il contratto dando luogo al reciproco impegno pattizio.

Tutto ciò, come detto, avveniva pubblicamente in presenza di molti testimoni, solitamente parenti dell’arruolato o persone curiose interessate a quello che per l’epoca rappresentava a tutti gli effetti un vero e proprio mercato del lavoro.

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Una risposta

  1. Raffaele MINOTAURO ha detto:

    La gloriosa marineria torrese.
    Arruolamento del personale a bordo delle coralline. Itinerario nautico e calcolo della data e dell’ora d’arrivo nelle zone di pesca.
    ——————————————————————————————————————–
    Tantissimi anni fa, quando la pesca del corallo rappresentava una delle principali e più significative risorse nell’ambito dell’ economia torrese, decine e decine di coralline, nel corso della stagione di pesca, popolavano i mari a ponente della Sardegna praticando la pesca di quell’oro rosso che è il corallo.
    Queste piccole barche, le coralline, armate a tartana – imbarcazioni in legno completamente pontate, aventi lunghezza tra i 9 e gli 11 metri, invelate con vela latina e polaccone – partivano dal porto di Torre del Greco per raggiungere le zone di pesca.
    Poco prima della partenza, venivano stipulati i contratti di arruolamento del personale, facendo, quello che a quell’ epoca veniva definito, “O’ patto a terr’à rena”. L’armatore, che poteva essere anche lo stesso Capo barca, a voce alta, pubblicamente, dichiarava la propria disponibilità, ovvero l’offerta in termini di salario giornaliero in riferimento alla categoria e/o al grado dell’arruolato, nello stesso tempo, se d’accordo, l’arruolato accettava l’offerta chiudendo così la pattuizione e dando luogo al reciproco impegno contrattuale e pattizio tra il “Capitano/armatore” ed il “dipendente/arruolato”. Questa attività, svolta pubblicamente in presenza di tanti testimoni, i quali il più delle volte oltre ad essere i familiari degli stessi arruolati, erano curiosi o persone interessate a quello che a quell’epoca poteva essere definito “il mercato del lavoro”, rappresentava nella massima ufficialità e solennità il momento della stipulazione del “Contratto di Lavoro/di arruolamento”, il quale legava fortemente, in termini di reciproco impegno e dignità, il “Capitano” e l’ “arruolato” per il tempo che la corallina sarebbe rimasta impegnata attivamente nella pesca del prezioso “oro rosso” !
    Conclusa questa procedura, stabilito il salario giornaliero per ogni membro dell’equipaggio, il “Capitano” della corallina, che il più delle volte, come già detto, era anche il proprietario ovvero l’ armatore, per la serenità delle famiglie, procedeva, stimando una molto probabile data e ora di partenza, al calcolo dell’arrivo nei luoghi di pesca della costa occidentale della Sardegna.
    Prima dei momenti sopra descritti, facendo uso di una carta nautica dei Mari d’Italia , unica esistente a bordo, veniva stabilita una serie di punti (waypoints) i quali rappresentavano i punti di unione dei vari pezzi (legs) del persorso, i quali componevano l’ intera traiettoria (path) del viaggio, ovvero, la completa rotta da seguire per il raggiungimento della zona di pesca o di un porto di arrivo posto nella zona di pesca interessata.

    Facendo uso di uno spago da vela e di alcune pietre piatte levigate di battigia, una per ogni punto di accostata, sulla carta nautica veniva rappresentata la completa traiettoria (path) che la corallina avrebbe dovuto seguire per giungere nel punto di destino.
    Fatta questa operazione, la quantità di spago da vela utilizzato, in termini di lunghezza, dal punto di partenza al punto di arrivo, avrebbe rapppresentato il cammino, ovvero la distanza, che la corallina avrebbe dovuto percorrere per giungere a destinazione.
    La quantità di spago da vela piegata in doppio e poi in quattro e comunque ancora ripiegata se necessario in otto e fino a rientrare nella scala delle latitudini della carta nautica in uso, raffrontata con la scala delle latitudini della carta nautica, dava la possibilità di calcolare la distanza in miglia nautiche del persorso stabilito con la tecnica dello svolgimento dello spago da vela come innanzi descritto.
    Il “Capitano”, in previsione della imminente partenza, avendo, con il pratico metodo sopra descritto, già calcolato le miglia, appena dopo le fasi relative “al Patto”, passava, con la partecipazione di tutto l’equipaggio, al calcolo dell’ora e della data di arrivo.
    Da Torre del Greco a Capo Caccia, partendo “à terr’ à rena” e transitando poi “p’à pont’ amperatura”, “pe dint’ ì puntin”, “p’à torr’ astura”, “pe capuranz”, ” p’ à pont ù far”, “p’è l’isula du giglio”, da dove poi veniva intrapresa “à passata”, ovvero la navigazione per attraversare il medio tirreno fino al punto di poter avvistare “ù fanal da vocca alist” e di lì intraprendere la navigazione a vista lungo la costa della Corsica passando poi “pè dint’ ì stintin” e poi ancora, navigando costa costa, per raggiungere Capo Caccia e di seguito Alghero o Bosa Marina !
    La distanza nautica da Torre del Greco ad Alghero, secondo quanto sopra, è di circa circa 440 miglia. Ecco che alla presenza di questa certezza, il Capo Barca detto “Capitano” procedeva all’effettuazione corale del conto per stabilire data e ora di arrivo !
    E così partiva IL CONTO :
    Il Capo barca ad alta voce pronunciava :
    Si facessem 44 ce mettessem 10 ore!,
    a questo punto il resto dell’equipaggio rispondeva :
    Ma 44 nun i facimm!;
    il Capo Barca, sempre a voce alta, rilanciava :
    Si facessem 22 ce mettessem 20 ore!,
    l’equipaggio rispondeva : Ma 22 nun i facimm! ;
    il Capo Barca rilanciava nuovamente :
    Si facessem 11 ce mettessem 40 ore!,
    l’equipaggio : Ma 11 nun i facimm!;
    il Capo barca:
    Si facessimo 5 e miezo ci mettessimo 80 ore !
    l’equipaggio : Ma 5 e miezo nun i facimm!;
    Il Capo Barca rilanciava per l’ennesima volta dicendo:
    Cu ì nummere rutte nun se fanne cunt, ve riche che arrivamm, a partì a mò, quanne spont ò sole ropp a terza notte !.
    Prendendo le dovute precauzioni il Capo Barca comunicava che l’arrivo sarebbe avvenuto nel tempo di circa 96 ore dopo l’ora della partenza, ovvero dopo quattro giorni !

    Legenda :
    “O’ patto a terr’à rena” ——→ “Il patto prima della partenza” –
    “n’terr’à rena” –→ “Spiaggia del fronte” –→ zona sottostante la scaletta che da
    Via Calastro porta alla zona Cantieri Navali, un tempo punto di partenza delle coralline.
    “p’à pont’ amperatura” ————–> “Per Punta Imperatore” –> Punta scogliosa, con faro per il ìsegnalamento marittimo, alta sul mare sulla estremità di SW dell’Isola di Ischia. “pe dint’ ì puntin” ———————-> “Attraverso le Isole pontine o ponziane”.
    “p’à torr’ astura” ———————–> “Per Torre Astura”—> passando davanti Torre Astura
    “pe capuranz”—————————> “Passando innanzi Capo
    d’Anzio” ” p’ à pont ù far”————————> “Passando davanti a Torre Faro” al largo di Civitavecchia.
    “p’è l’isula du giglio”——————-> “Giungendo all’altezza dell’Isola del Giglio”.
    “à passata” —————————-> “La navigazione per attraversare il medio tirreno fino ad avvistare “ù fanal da vocca alist” –> “Fanale dell’imboccatura del porto di Alistro-Corsica” e di lì, intraprendere la navigazione a vista lungo la costa della Corsica passando poi “dint’ ì stintin” —————————> “Per le bocche di Bonifacio e davanti Stintino”

    Nota : Quanto innanzi è frutto di conoscenze storiche acquisite dai racconti di anziani marinai che avevano iniziato la loro professione marittima, lavorando a bordo delle coralline negli anni tra le due guerre mondiali e nel corso degli ultimi anni ’40.

    Latina, 10.4.2016
    Com.te Sup. CSLC Raffaele Minotauro

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